Direzione e controllo
Pianificazione strategica e adeguati assetti
Dal 2019 la pianificazione non è più una buona pratica: l'organo amministrativo deve dotare l'impresa di assetti adeguati a rilevare tempestivamente la crisi. Costruiamo il piano, gli indicatori che lo monitorano e la documentazione che dimostra come le decisioni sono state prese.
Che cosa chiede oggi la legge all'organo amministrativo
L'art. 2086 del codice civile impone all'imprenditore che opera in forma societaria o collettiva di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale.
Il codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza dà contenuto a quel dovere: rilevazione degli squilibri patrimoniali ed economico-finanziari, verifica della sostenibilità dei debiti nei dodici mesi successivi, individuazione dei percorsi di risanamento e attivazione tempestiva degli strumenti previsti, fra cui la composizione negoziata.
La conseguenza pratica riguarda la responsabilità: un assetto inadeguato è valutabile a carico degli amministratori indipendentemente dall'esito dell'impresa. Documentare il processo decisionale non è formalismo, è la prova di aver adempiuto.
Gli indicatori che vanno monitorati, e perché
Alcuni segnali sono tipizzati dalla legge e vanno tenuti sotto controllo continuo, perché superata la soglia scattano obblighi di attivazione e, per i creditori pubblici qualificati, obblighi di segnalazione all'impresa.
- Debiti verso i dipendenti scaduti, in rapporto al monte retributivo.
- Debiti verso fornitori scaduti, in rapporto al totale dei debiti verso fornitori.
- Esposizioni verso banche e intermediari scadute o sconfinanti, in rapporto al totale delle esposizioni.
- Debiti tributari e contributivi scaduti oltre le soglie che attivano la segnalazione dell'ente creditore.
- Sostenibilità del servizio del debito nei dodici mesi, misurata sui flussi di cassa attesi e non sull'utile di bilancio.
- Indicatori settoriali specifici dell'impresa: margine di contribuzione per linea, rotazione del magazzino, concentrazione della clientela, tempi medi di incasso.
Il piano: come lo costruiamo
- Diagnosi economico-finanziaria sui dati reali, con riclassificazione di bilancio e analisi dei flussi.
- Definizione degli obiettivi e delle iniziative, ciascuna con responsabile, tempi, risorse e indicatore di verifica.
- Modello economico-finanziario pluriennale con conto economico, stato patrimoniale e cash flow collegati fra loro.
- Analisi di scenario e stress-test sulle variabili che contano davvero: prezzi, volumi, costo del denaro, tempi di incasso.
- Budget annuale e articolazione mensile, con procedura di scostamento e riesame periodico.
- Verbalizzazione delle decisioni e delle verifiche, perché l'adeguatezza degli assetti si dimostra con i documenti.
Quando serve un piano che convince un terzo
Un piano ha destinatari esterni in molti passaggi della vita dell'impresa: istruttoria bancaria e rinnovo delle linee di credito, domanda di finanziamento agevolato, ingresso di un socio o cessione di quote, trattativa con i creditori, accesso a uno strumento di regolazione della crisi, gara che richiede solidità economico-finanziaria.
In quei casi la differenza la fanno la coerenza fra numeri e documenti contabili, la tracciabilità delle assunzioni e la sobrietà delle previsioni: un piano ottimistico che non regge il primo trimestre pregiudica il rapporto con il finanziatore più di un piano prudente.
Assetti organizzativi: dalla struttura alle deleghe
La parte organizzativa dell'obbligo si traduce in scelte concrete: organigramma con responsabilità individuate, deleghe formalizzate con limiti di spesa, separazione fra chi decide, chi esegue e chi controlla, sistema informativo che produce dati tempestivi e attendibili.
Interveniamo su questi elementi insieme alla parte contabile, perché un piano costruito su una contabilità che chiude con tre mesi di ritardo non può assolvere alla funzione di rilevazione tempestiva. Le valutazioni di natura legale su deleghe e responsabilità sono svolte in convenzione con lo Studio Legale Avv. Maria Puglisi, su autonomo mandato del cliente.
Domande frequenti
L'obbligo di adeguati assetti riguarda anche le piccole imprese?
Riguarda l'imprenditore che opera in forma societaria o collettiva, con contenuto proporzionato alla natura e alle dimensioni dell'attività. In una piccola impresa l'adeguatezza si ottiene con pochi strumenti tenuti aggiornati, non con una struttura di controllo articolata.
Che differenza c'è fra budget e piano strategico?
Il piano definisce dove l'impresa vuole arrivare e con quali iniziative, su un orizzonte pluriennale; il budget traduce il primo anno in numeri assegnati alle funzioni. Senza il secondo il piano non è verificabile, senza il primo il budget è una proiezione dell'esistente.
Ogni quanto va aggiornato il piano?
Il monitoraggio degli indicatori è continuo, il riesame del piano è di regola trimestrale e comunque immediato al verificarsi di eventi rilevanti: perdita di un cliente principale, variazione del costo del denaro, investimento straordinario, segnalazione di un creditore pubblico qualificato.
Il consulente sostituisce il commercialista dell'impresa?
No. Lavoriamo sui dati prodotti dalla contabilità e con il professionista che la cura: il nostro intervento riguarda la costruzione del piano, il sistema di controllo e la documentazione delle decisioni, non gli adempimenti dichiarativi.
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